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RISORGIMENTO - 1820-21
 
I moti del 1820-21

Agli albori del 2 luglio 1820, due sotto tenenti, Morelli e Silvati, e centoventisette fra sergenti e soldati del reggimento reale Borbone cavalleria, disertarono dai quartieri di Nola, secondati dal prete Manichini e da venti settari carbonari, volgendo tutti ad Avellino per unirsi ad altri settari, giorni innanzi sbanditi da Salerno e riparati colà dove la setta era numerosa e potente.

P. Colletta, Storia del Reame di Napoli
 
Tra il 1806 il 1815, l’opera di Giuseppe Bonaparte, prima, e di Gioacchino Murat, successivamente, pose fine a gran parte delle istituzioni del vecchio regime, contribuendo ad un profondo ammodernamento degli apparati statali. Contemporaneamente, la borghesia prese, definitivamente, ad affermasi come una parte della classe dirigente del regno, accanto a quella nobiltà che, seppure svuotata di importanza politica, era stata solo parzialmente intaccata nel proprio potere economico.
Il ritorno sul trono di Ferdinando I non corrispose ad un completo ritorno al passato; viceversa buona parte delle riforme del periodo napoleonico furono mantenute e recepite in una serie di leggi e decreti emanati tra il 1816 e il 1817. Diretta conseguenza ne fu l’impossibilità di estromettere, in tutto o in parte, la pregressa classe burocratica e amministrative che si era, è vero, compromessa con il regime francese, ma, soprattutto, aveva acquisito competenze imprescindibili anche per il nuovo corso borbonico.
Tuttavia, i risultati dell’azione svolta dal governo nel riordino dell’apparato statale, nonostante il tentativo di non stravolgere l’impianto francese, ben presto deluse le aspettative delle classi dirigenti, avverse al riemergente carattere assolutistico e paternalistico del potere regio. Conseguenza ne fu il manifestarsi di una serie di rivendicazioni che, ancora lontane dall’assumere carattere “nazionale”, si caratterizzarono per una forte matrice liberale e costituzionale.
Questi sentimenti, negli anni della restaurazione, trovarono sintesi ed espressioni nelle Società segrete che si formarono in tutta l’Europa. Anche nell’area meridionale della provincia di Salerno, i moti del ’20-’21 furono preceduti dall’azione di oltre 100 Circoli Carbonari. I liberali salernitani, figli dell’esercito napoleonico e della classe dirigente murattiana, formarono il nucleo più forte e radicale della carboneria meridionale, tanto che quella di Salerno venne riconosciuta, dalle altre del regno, quale Alta Vendita Generale. Salerno e l’intera provincia si sollevarono, partecipando da protagoniste alla marcia vittoriosa dei costituzionali su Napoli. Un anno dopo, con l’intervento austriaco, la repressione fu feroce. Seguirono anni di esilio, di carcere e di persecuzioni che, tuttavia, contribuirono a consolidare e ampliare il patrimonio di esperienze, ricordi e sentimenti di un nucleo importante di uomini e di famiglie. Permeando l’ambiente culturale e sociale quelle idee divennero un elemento radicato e, protraendosi per generazioni, contribuirono a rendere possibile quella tradizione rivoluzionaria caratteristica del risorgimento salernitano.
Da scaricare

La carboneria a Salerno

Il 1820-21 a Salerno

L’uccisione di Rosario Macchiaroli

I parlamentari salernitani

I protagonisti dei moti del 1820-21