La rivolta del 1828
Una echauffourèe che restituì per sempre alle forze del Real Governo presso l’estero quella reputazione di cui non godeva: tale fu nei risultati, nel giudizio di S.M. Francesco I e in quello del supremo moderatore della politica napoletana in quegli anni, don Luigi de’ Medici, (…) allorché la rivoluzione del 1821 fece l’ultimo suo tentativo, la sfortunata rivolta nel Cilento del 1828.
Ruggiero Moscati
La grande pressione fiscale avviata dal governo Borbonico per sostenere l’enorme costo della presenza austriaca fu solo uno dei motivi che spinsero la popolazione a ribellarsi a Francesco I, succeduto, nel 1825, al padre Ferdinando.
In realtà, era stato soprattutto lo stridente contrasto tra la politica del nuovo sovrano, degenerazione, ove possibile, di quel mix di paternalismo bigotto e assolutistico, proprio del borbonismo, che aveva cozzato contro l’animus nuovo che, generatosi nel decennio francese, si era consolidato nella rivolta di luglio e nel regime costituzionale che ne conseguito. In provincia di Salerno, come altrove, intere famiglie, pur se tra considerevoli difficoltà, avevano posto le basi di un inarrestabile rinnovamento, incompatibile con l’idea di governo del Borbone.
Teatro della rivolta fu il Cilento, tra le aree più povere dell’intera provincia, eppure, lo aveva dimostrato appena sette anni prima, tanto ricca di ferventi oppositori della tirannia. Tra questi, il capo del moto, il canonico Antonio De Luca, deputato al Parlamento costituzionale del 1820, che, insieme ad altri membri della setta dei Filadelfi, predispose una vera e propria rivolta liberale che, dopo alterne vicende, terminò con una feroce repressione guidata dal Colonnello Francesco Saverio del Carretto, inviato del governo borbonico.
Gli incendi, le rapine, le stragi, le proscrizioni furono gli argomenti che si posero in opera per ricondurre l’ordine in queste infelici contrade. Ma le persecuzioni e le ferocie non valsero a vincere la costanza degli animi, ma piuttosto a rinvigorirli e a consacrare col martirio la carità patria.