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RISORGIMENTO - 1848
 
La rivolta del 1848

Ancora una volta fu il Cilento che nel 1848,

sollevandosi – guida del movimento Costabile Carducci –
 strappò a Ferdinando la Costituzione promessa
con l’atto sovrano del 29 gennaio,
salutato a Salerno da una imponente dimostrazione.

Il 9 gennaio 1848 venne affisso per le strade di Palermo un manifesto che incitava i siciliani alla ribellione. L’insurrezione che ne seguì assunse liberale, antiborbonico e separatista. I moti, ben presto, si spostarono velocemente verso Napoli.
I giornali di tutta Italia profetizzarono che il 18 gennaio si sarebbe ribellato il Cilento. E, infatti, il 17 gennaio gli insorti iniziarono la rivolta, capeggiata da Costabile Carducci.
Scesi da Torchiara, Rutino e Prignano, nella piana di Paestum, sabotarono il passaggio del Sele a Barizzo per impedire ai borbonici il passaggio del fiume, mettendo in subbuglio tutto il Cilento. In seguito, per impulso di Francescantonio Mazziotti, il moto fu esteso anche al circondario di Montecorvino, con gli insorti che, passati per S. Tecla e Giffoni, giunsero a Montecorvino Rovella, dove, appresa la notizia della concessione della costituzione si sciolsero.
L’insurrezione nel Principato era durata circa 20 giorni, costringendo il re Ferdinando II a concedere una Costituzione, redatta sul modello di quella francese del 1830.
La breve stagione costituzionale era stata bruscamente interrotta dai fatti del 15 maggio napoletano e dalla repressione nell’impero austriaco, che avevano assestato un duro colpo all’intero movimento liberale europeo. I democratici delle aree interne cercarono, nonostante il mutare delle condizioni, di rinnovare le proprie difese, tuttavia, dopo lo scontro di Trentinara, nel Cilento, a cui parteciparono anche parte dei rivoltosi del Vallo di Diano, le colonne si dispersero e i regolari borbonici, sostenuti dalle esili squadriglie del Barone Curcio, figlio dello Sciarpa, rioccuparono i paesi. Negli stessi giorni, il capo dei costituzionali, Costabile Carducci, eroico combattente di Capaccio, era stato ucciso in un agguato ad Acquafredda, nel golfo di Policastro, nel vano tentativo di costruire un anello di congiunzione tra il movimento Cilentana e quello che rimaneva della rivolta calabrese.
La repressione fu feroce: le truppe borboniche occuparono il Cilento e il Vallo di Diano, per colpire il cuore della rivolta e per isolare l’altro storico focolaio delle rivoluzioni meridionali, la Calabria. Centinaia di salernitani furono arrestati e condannati, e spesso costretti all’esilio o alla deportazione.
Il fallimento dei moti del ’48 segnò la fine di una fase del movimento risorgimentale italiano e meridionale. La profonda crisi della strategia d’assalto mazziniana, salvo sporadici sussulti, cederà progressivamente il passo ad un’accorta e meticolosa elaborazione politica e diplomatica. Tuttavia, nonostante lo spostamento del baricentro strategico, l’esperienza del 1848 e, più in generale, la sedimentazione della cultura liberale e democratica, consentiranno agli uomini della provincia di Salerno di offrire un proprio ed essenziale contributo agli eventi e alla causa unitaria.

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Il 1848 in provincia di Salerno

I protagonisti del 1848