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PISACANE
 
La spedizione di Pisacane

Noi abbiamo lasciato famiglie, ed agi di vita

per gettarci in un intrapresa che darà il segnale della rivoluzione,
e voi ci guardate freddamente, come se la causa non fosse la vostra.
Carlo Pisacane, Proclama alla popolazione del Salernitano

A partire dalla seconda metà degli anni cinquanta, l’offensiva delle forze moderate, che avevano trovato un loro punto di coagulo nella Società Nazionale Italiana e nel Piemonte cavouriano, aveva messo in seria difficoltà il movimento democratico, di per se lacerato dalle dispute, dalle critiche, dalle perplessità e dai dibattiti seguiti al fallimento dei moti del ’48. Onde impedire il collasso del movimento erano necessarie formule nuove e, soprattutto, una nuova iniziativa. Il primo scoglio fu superato dal Mazzini attraverso l’elaborazione del concetto di bandiera neutra, ossia l’unione di tutte le forze disposte all’insurrezione e il rinvio delle decisioni istituzionali ad un momento successivo alla vittoria. La scelta dell’iniziativa, dal canto suo, fu agevolata dal susseguirsi dei moti insurrezionali nel Regno delle due Sicilie, che alimentarono in Carlo Pisacane la speranza nella riuscita di un tentativo rivoluzionario nel Mezzogiorno, in particolare nel Cilento, dove già nel ’28 e nel ’48 era esplosa la rabbia popolare contro il governo borbonico.
L’indigenza delle masse contadine e il feroce sfruttamento a cui erano sottoposte, lo inducevano a credere al mito del Cilento rivoluzionario pronto ad insorgere e a ribellarsi. Questa convinzione, unita alla presenza nella capitale del Regno di un attivo Comitato segreto, collegato con il Cilento e il Vallo di Diano, attraverso i fratelli Magnone di Rutino, il medico Giovanni Matina di Teggiano, il sacerdote Vincenzo Padula di Padula, lo indussero a preparare i piani per la spedizione.
Tuttavia la polizia borbonica, adeguatamente allertata, era riuscita a lacerare la rete cospirativa, procedendo ad una serie di arresti che, di fatto, avevano impedito la preparazione del terreno per l’arrivo dei rivoluzionari.
Pisacane, malgrado i tanti pareri contrari, scelse ugualmente di partire. Assaltò e prese Ponza, da cui liberò circa trecento detenuti che lo seguirono. Giunto sulle coste salernitane, sbarcò nei pressi di Sapri, ben presto, però, all’entusiasmo dei primi momenti, subentrò una profonda delusione per l’assenza di riscontri concreti al loro gesto: mancavano gli aiuti sperati e le popolazioni non si aggregavano agli insorti.
Attaccati dalle guardie urbane e dalla fanteria di linea borbonica, Pisacane e i trecento furono sconfitti a Padula il 1 luglio del 1857. Il giorno successivo a Sanza non solo le forze dell’ordine, ma la stessa popolazione infierì sui rivoluzionari in fuga e ne fece strage, scambiandoli per una banda di comuni malfattori dediti a uccisioni e saccheggio.

Che se il nostro sacrifizio non porterà alcun vantaggio all’Italia,
sarà per essa almeno una gloria l’aver generato figli,
che volenterosi s’immolarono pel suo avvenire.

Carlo Pisacane, Testamento
Biografia di Pisacane

DA SCARICARE

Comitato segreto

Pisacane a Ponza

Da Sapri a Sanza

Operazioni di sbarco del 13 giugno

Piano di Pisacane

Testamento

Proclama

Presa del vapore

Operazioni di traghettamento

Compagnie

Condizioni generali

Cifrario

Dichiarazione di Nicotera a Buonabitacolo

Dichiarazione di Nicotera a Salerno